Il nocciolo del problema del risparmio energetico è uno solo: un impianto efficiente in un edificio adatto a contenerlo. Non è una banalità: lo dimostra il fatto che il dibattito tra tecnici ha troppo spesso privilegiato altri temi (riscaldamento centralizzato o autonomo? Gasolio o metano? Caldaie semplici o a condensazione?) che talvolta nascondevano lotte tra distributori di energia o costruttori di componenti di impianti.

Se è vero, come è vero, che buona parte degli impianti funzionanti consumano troppo, è perché manca una diagnosi energetica sullo stato di salute termico degli edifici, che suggerisca delle "cure" adatte. Ma, soprattutto, manca la coscienza che la terapia può dare ottimi effetti, non solo dal punto di vista dei vantaggi sociali (inquinamento, minore dipendenza energetica), ma soprattutto a vantaggio del portafoglio della singola famiglia.

Cos'è la diagnosi. La diagnosi consiste in tre fasi di indagine. La prima è il cosiddetto "calcolo del consumo convenzionale di riferimento". Si tratta in sostanza di passare al vaglio innanzitutto il tipo di edificio e poi il tipo di impianto, con i loro pregi e i loro difetti, per capire quale dovrebbe essere, in teoria, il suo consumo energetico. I metodi del calcolo sono determinati da precise norme (Uni EN 832, Uni 10348 , Uni 10379), rispetto a cui tra l'altro sono state presentate proposte di miglioramento che riteniamo augurabili. In buona sostanza, occorre rilevare le superfici disperdenti dell'involucro esterno dell'edificio, individuare la composizione delle strutture sulla base dello spessore dei muri, dell'anno di costruzione, delle abitudini costruttive della zona, del tipo di solai, tetti , coibentazioni e, naturalmente, passare al vaglio il tipo di impianto nelle sue componenti (apparecchi di emissione e sistemi di regolazione, distribuzione e produzione del calore).

La seconda fase consiste nel confronto tra dati teorici ricavati e i consumi reali di combustibile, ottenibili dalle bollette delle ditte energetiche. Se il primo dato si discosta notevolmente dal secondo, significa che qualcosa non funziona. Occorrerà senz'altro un supplemento d'indagine, per identificare se uno dei due dati è inaffidabile: quello del consumo convenzionale (perché non si è tenuto conto di qualche fattore) o quello del costo reale (perché, tanto per fare un esempio, vi è un accordo illecito tra ditta fornitrice di energia ed amministratore condominiale in danno al condominio).

Infine vi è una terza fase, che consiste nel raffronto dei dati reali con quelli "possibili", cioè i valori di buona salute dell'edificio-impianto. In questa terza fase bisogna prestare attenzione non solo a spingere l'acceleratore verso il risparmio energetico, ma a tener conto di altri fattori base: la sicurezza dell'impianto, a prevenzione di eventuali incidenti, l'igiene ambientale (un edificio completamente sigillato ha un alto livello di inquinamento indoor, tra le mura di casa) e la facilità di gestione.

La terapia Le cure possibili ai mali di un impianto termico sono tante. Ma tutte non possono assolutamente prescindere dal calcolo costi/benefici di un progetto e dalla disponibilità del committente a sopportarne le conseguenze.

In altre parola l'esperienza insegna che occorre effettuare più simulazioni di interventi possibili. Più in dettaglio bisogna:

- progettare più tipi di interventi;

- calcolare, per ciascuno di essi, il costo;

- calcolare, sempre per ciascuno di essi, il risparmio energetico previsto;

- calcolare in quanti anni la spesa sarà ammortizzata attraverso il risparmio;

- eventualmente valutare se il piano di ammortamento consenta al condominio di sottoscrivere un prestito bancario.

Un'analisi di questo genere prevede che il tecnico possieda non solo buone capacità progettuali ma anche una discreta abilità nell'uso di strumenti informatici, che lo rendano in grado di eseguire, in poco tempo, diverse simulazioni possibili.

La fase di simulazione prenderà in considerazione la possibilità di interventi singoli e, di altri più complessi. Esempi di interventi singoli sono la sostituzione della caldaia con una a maggior rendimento, l'isolamento del sottotetto, l'installazione di valvole e cronotermostati per la regolazione, la sostituzione di serramenti, l'isolamento a cappotto dell'edificio, soprattutto nella zona a nord e così via. Gli interventi integrati possono prevedere la giusta combinazione di opere singole.

Un esempio di intervento in un edificio esistente

Un esempio commentato potrà fare apprezzare come un intervento complessivo di risparmio energetico possa, a certe condizioni, avere non solo un costo zero per il committente, ma portare sin da subito ad apprezzabili risparmi. L'intervento è stato eseguito su un palazzo con 16 appartamenti distribuiti su 4 piani, dotato di un impianto centralizzato costruito nel 1985. I condomini lamentavano di aver sempre patito troppo freddo e chiedevano la sostituzione della caldaia con una più potente e l'aumento degli elementi dei caloriferi. I più scontenti erano quelli dell'ultimo piano. Nonostante ciò, la spesa di riscaldamento era palesemente esagerata (la media degli ultimi 3 anni era di 35 milioni).

La diagnosi energetica ha subito fatto capire che i principale imputati erano i bassi rendimenti, in particolare di produzione e regolazione del calore.

Dopo aver eseguito alcune simulazioni di interventi, si è optato per eseguire una serie di lavori, e in particolare:

Si tratta di apparecchi a basso consumo: utilizzano infatti il principio di recuperare parte del calore di combustione che le altre caldaie disperdono nell’ambiente, mediante la condensazione del vapor d’acqua e la conseguente diminuzione della temperatura dei fumi di scarico.

La decisione di prevedere un'accensione 24 ore su 24 (anziché le precedenti 14 ore al giorno). Nonostante le apparenze, infatti, un impianto calibrato è in grado di garantire così risparmi, evitando di dover riportare ad ogni accensione la temperatura a livelli accettabili. Un termostato esterno permette di attivare automaticamente la caldaia quando fa freddo.

La sostituzione delle pompe , la modifica della regolazione centrale, eccetera.

I conti in tasca Dal momento che i condomini lamentavano la mancanza di fondi per l'intervento, si è deciso di ricorrere a un finanziamento, della durata di 6 anni e con un tasso di interesse pari al 7%. Questi i conti finali:

 

In lire

In lire

Spesa, prima dell'intervento, per combustibile ed energia elettrica  

35.200.000

Importo totale interventi (Iva compresa)

80.166.586

 
Tasso interesse

7%

 
Durata del finanziamento

6 anni

 
Quota annuale di ammortamento dell'intervento  

16.818.613

Spesa energetica annua successiva all'intervento prevista  

13.600.000

Spesa annua comprensiva ammortamento e consumi  

30.418.613

Risparmio annuo nei primi 6 anni (attualizzato)

4.781.387

 
Risparmio annuo dopo l'estinzione del finanziamento (attualizzato)

21.600.000

 

In sostanza, il drastico risparmio energetico annuo ottenuto ha permesso ai condomini, nonostante il finanziamento contratto, di prevedere una riduzione per sei anni di quasi 5 milioni delle spese di riscaldamento (comprese quelle pagate per l'intervento). Ovviamente dal settimo anno in poi il risparmio tenderà a farsi ancor più consistente.

L'esempio portato è, naturalmente, relativo a un immobile in cui interventi puntali hanno reso possibile ridurre, di più della metà, la bolletta, cosa non sempre possibile. E' chiaro quindi che ogni edificio ed ogni impianto fanno storia a sé. Ed è altrettanto chiaro che il progettista deve assumersi le proprie responsabilità, anche contrattuali, se il piano di risparmio previsto risulta smaccatamente errato.

A cura di Alberto Stringhi e di Paolo Soma (Edilclima)

 

Certificazione energetica: una norma disattesa

Sono passati più di dieci anni da quando l'articolo 30 della legge 10/91, recependo una direttiva Cee, varò la certificazione energetica degli edifici: in sostanza un'analisi dell'efficienza, dal punto di vista calorico, di ogni palazzo (facendo riferimento non solo all'impianto di riscaldamento, ma anche alle caratteristiche costruttive, infissi compresi).

Il comma 2 dello stesso articolo afferma inoltre che, in caso di acquisto o affitto di un immobile, il certificato di collaudo dell'impianto e la certificazione energetica debbono essere portati a conoscenza del compratore o dell'inquilino.

Secondo l'articolo 32, infine, anche le caratteristiche e le prestazioni energetiche dei componenti degli edifici e degli impianti devono essere certificate al consumatore.

Quasi tutte queste prescrizioni sono restate lettera morta, anche per mancanza di chiari obblighi a proposito, se si fa eccezione di quelle dell'articolo 32, regolato dal decreto del ministero dell'Industria del 2 aprile 1998, da varie altre norme tecniche (tra cui i Dpr 660 e 661 del 1996) e da precise sanzioni.

Resta il fatto che la certificazione energetica, se utilizzata come strumento di pianificazione del risparmio familiare, può rilevarsi un vantaggio e non un costo aggiuntivo a carico dell'utente.