Recupero dei sottotetti esistenti: le leggi regionali

 

Otto regioni all'avanguardia nelle norme che facilitano il recupero dei sottotetti, a scopo abitativo. Di esse, cinque sono del nord della Penisola (Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto e Emilia Romagna) altre tre, invece del Sud (Basilicata, Campania e Calabria). Facilitazioni anche in altre due regioni nel settentrione, Val d'Aosta e Friuli, che pure non hanno varato leggi specifiche per i sottotetti. Centro Italia e isole, invece, sono i grandi assenti, benché progetti di legge giacciano da tempo all'esame dei consigli regionali in Toscana, Lazio e Puglia.

La legge nazionale. In che cosa consistano le facilitazioni è presto detto. Le norme nazionali prevedono che, perché un locale sia abitabile, debba avere 2,70 metri di altezza media, cioè di rapporto tra il volume interno del locale e la superficie calpestabile del pavimento. Calcolare l'altezza media è evidentemente facile se il locale ha un soffitto piano, ma è più difficile se invece è spiovente, come capita ai sottotetti.

La misura di 2,7 metri è ridotta a 2,4 metri per i servizi e a 2,55 metri per gli edifici in località a più di mille metri di altitudine. Infine, per le leggi nazionali, occorre garantire un rapporto areoilluminante pari a 1/8, per avere l'abitabilità dei locali. Cioè finestre e lucernari debbono avere una superficie vetrata pari a 1/8 del pavimento.

Le norme regionali. Le leggi regionali, per rendere più facile il recupero, hanno ridotto queste misure. Invece di 2,7 metri, esse scendono da un minimo di 2,2 metri (Calabria e Friuli), a 2,3 metri (Liguria) e fino a 2,4 metri (tutte le altre regioni). Accorciate anche le altezze dei servizi (che sono pari, per esempio a 2,2 metri in Piemonte e 2,1 in Liguria, anziché 2,4 metri). Abbassati infine i limiti per le abitazioni montane (2,2 metri in Piemonte, dieci centimetri in meno in Liguria e Lombardia), con in più il fatto che in molte regioni sono considerati montani comuni a un'altitudine ben inferiore ai 1.100 metri. Infine., più raramente, si è concesso anche un rapporto areoilluminante meno rigido (così in Basilicata, Calabria, Friuli, Emilia Romagna e Liguria).

Dove si può alzare. Le due regioni all'avanguardia nella deregulation sono però Lombardia e Liguria, se non altro perché sono le uniche in cui si consente l'innalzamento della falda del tetto per raggiungere le misure minime. Quindi qualsiasi soffitta, anche la più angusta, diviene potenzialmente abitabile, se si spende abbastanza denaro e se non si mette in pericolo l'equilibrio statico dell'edificio

Le agevolazioni sui sottotetti finiscono qui. Sono concesse infatti deroghe alle leggi sulle distanze minime e sull'abbattimento delle barriere architettoniche. Diviene per esempio possibile accedere ai solai ricavati anche da scale ripide e da passaggi stretti e ricavare terrazzini e balconi.

Parcheggi. Due regioni (Emilia-Romagna e Veneto) rendono comunque il recupero molto difficile, perché impongono il reperimento di spazi a parcheggio pari a 1 metro ogni 10 metri cubi di edificio resi abitabili (o il pagamento, se non ci si riesce, di una somma). Piemonte, Lombardia e Calabria lo escludono, mentre in Liguria la regola vale solo a certe condizioni (sottotetto come appartamento autonomo da quello sottostante, aumento di volume dell'edificio oltre una certa percentuale).

Quasi tutte le leggi regionali impongono che il sottotetto sia esistente alla data della loro entrata in vigore. Quindi sono escluse le nuove costruzioni. Non è così in Lombardia, in Calabria, dove è sufficiente che sia esistente al momento della domanda di concessione edilizia per il suo recupero. Non è una differenza da poco. In Lombardia, sono scoppiate grosse polemiche: sarebbe infatti possibile edificare palazzi con sottotetti non abitabili, per poi renderli in seguito tali innalzando il tetto o rimuovendo pannelli di coibentazione interni. Così, si è detto, si rendono inutili le prescrizioni urbanistiche che limitano il volume abitabile degli edifici da costruire. I Tar (tribunali amministrativi regionali) hanno picchiato duro e sono addirittura ricorsi alla Corte Costituzionale. Le norme nazionali varate negli ultimi mesi, che danno piena autonomia alle regioni in campo urbanistico, dovrebbero però disarmare i tribunali che dissentono.

Flavio Chiodini, segretario nazionale Confappi-Fna (Confederazione piccola proprietà immobiliare)