Manovra bis: effetti sugli “sconti” del
36-41% e sulla fatturazione delle imprese
Aumentano le complicazioni sulla detrazione sul recupero
Il decreto Bersani-Visco (la legge 4/8/2006, n. 248, detta anche
“manovra Prodi bis”) si trascina dietro, insieme ai mutamenti dell’imposizione
fiscali, diversi nuovi adempimenti burocratici, il cui fine è la lotta contro
l’evasione e il lavoro nero in edilizia, ma i cui effetti comportano
inevitabilmente nuovi adempimenti e costi, spesso difficili da sopportare per le
imprese edili e per i loro committenti. Sull’argomento si sono espresse anche due
circolari dell’Ance: la prima (n. 71 del 04/08/2006, con nota di integrazione
datata 23 agosto n. 3687),
dedicata essenzialmente agli adempimenti contributivi e di sicurezza sul
lavoro, la seconda, (n. 72 del
25/08/2006) volta soprattutto agli aspetti fiscali.
Detrazione sul recupero: costo mano d’opera in fattura. Dal
4 luglio è divenuta condizione per godere della
detrazione del 41-36% sulle opere eseguite su fabbricati abitativi, il fatto
che in fattura sia riportato il costo della mano d’opera. La disposizione si
applica quanto coinvolte nei lavori sono imprese edili con dipendenti (e non,
evidentemente, agli artigiani che lavorano in proprio).
Sarà, probabilmente,
foriera di numerosi problemi pratici, soprattutto in capo alle ditte. Vi è,
prima di tutto, l’incrocio con un’altra norma del decreto Bersani-Visco:
quella che impone alle imprese appaltatrici di fatturare con Iva anche i lavori
eseguiti dalle subappaltatrici (le quali fattureranno senza). Resta quindi un
dubbio: il costo della manodopera da evidenziare in fattura è solo quello di
chi ha l’appalto oppure , con le conseguenti
difficoltà di recupero i dati necessari, anche quello del subappaltatore? Va
poi aggiunto che spesso le imprese lavorano su diversi cantieri in
contemporanea, con spostamenti del personale da uno all’altro (anche nel corso
di una giornata). La contabilizzazione necessaria stimare il costo della
manodopera giorno per giorno, magari rendendolo congruo con le dichiarazioni
delle presenze in ciascun cantiere, non è cosa da poco.
“Ma il paradosso”,
afferma Giancarlo Pavan, vicepresidente dell’Ance e responsabile per i problemi fiscali, “è il fatto
che si tratta di una norma inutile, che reca solo costi e adempimenti per le
imprese, senza avere per questo reale efficacia. E’ infatti
ben poco probabile che si possano incrociare i controlli fiscali sulle singole
fatture con quelli del Ministero del lavoro su la mano d’opera in nero”.
Versamenti Iva: provvede l’appaltatore. Il
versamento dell’Iva non sarà più eseguito dal subappaltatore, ma direttamente
dall’appaltatore, il quale quindi è tenuto non solo al
pagamento, ma anche al pagamento dell’imposta. Il tutto purchè
l’Unione Europea dia il suo assenso a questa misura (cosa probabile, secondo l’Ance, se non altro perché essa è già in vigore in
Austria).
La
circolare Ance n. 71 spiega così il meccanismo: nella
fattura del subappaltatore va fatta senza addebito Iva e riporterà la norma di
esenzione; l’appaltatore integra la fattura ricevuta, con l’indicazione
dell’aliquota e della relativa imposta dovuta, con i connessi obblighi formali
di registrazione della stessa, da effettuare sia nel registro dei
corrispettivi, sia in quello degli acquisti .
La legge di
conversione, per evitare il fatto che il
subappaltatore rischi di trovarsi con crediti Iva difficili da compensare,
consente oltre alla richiesta di rimborso annuale anche la possibilità di
effettuare la compensazione infrannuale tra diverse imposte e contributi. Inoltre le imprese che eseguono soprattutto
subappalti (80% o più del volume di affari), vedono
quasi raddoppiato il tetto annuale di compensazione permesso (da
516.456,90 a 1.000.000 di euro).
“Niente da obiettare”, afferma Pavan, “se fossimo in un Paese in cui il rimborso Iva è una certezza, e
non un’attesa infinita. Inoltre ci si deve spiegare come sia
possibile stabilire che una ditta si dedichi soprattutto al subappalto: con che
criteri è possibile, infatti, determinarlo?”.