Gli impianti di casa alla prova di conformità
Da quest’anno sono
state rivoluzionate le regole base sulla sicurezza degli impianti, singoli o
condominiali che siano: se ne è occupato il Decreto
dello Sviluppo 22 gennaio 2008, n. 37. La prima novità è il
fatto che sottoposti alla nuova disciplina sono non solo gli impianti di
qualunque tipo (elettricità, gas, riscaldamento, acqua, ascensore, raiTv, telefonici, antifurto, antincendio con l’aggiunta
recente anche dei cancelli automatizzati), ma che sono compresi, oltre quelli
installati in edifici civili, anche quelli posti altrove. Il decreto si occupa
oltre che dei casi di installazione e manutenzione
straordinaria anche di quelli di manutenzione ordinaria.
Tutte le opere
devono essere eseguite da imprese e personale specializzato, iscritto negli
elenchi presso la camera di Commercio per il ramo di competenza, salvo sanzioni
applicabili anche al committente delle opere (da mille a diecimila euro). Nei
palazzi condominiali sono responsabili in solido i proprietari, che possono
rifarsi sull’amministratore, se responsabile. I requisiti delle imprese abilitate
sono dal 2008 più rigidi, rispetto a quelli applicati in passato.
Gli interventi
(salvo quelli di manutenzione ordinaria) prevedono che al termine dei lavori
l’installatore esegua il collaudo e rilasci una dichiarazione di conformità
alle norme in base a un modello allegato (riprodotto
qui sotto). Insieme ad essa va compilata una relazione sulla tipologia dei
materiali impiegati. In mancanza della dichiarazione, sono previste “multe” da
cento a mille euro a carico del committente.
In caso di installazione, trasformazione e ampliamento va redatto un
progetto, che comprenda lo schema dell’impianto nonché una relazione tecnica
sulla consistenza e sulla tipologia delle opere. Se ne occuperà
lo stesso tecnico installatore per gli interventi su impianti più semplici,
mentre la competenza passa a un professionista iscritto all’albo per quelli più
complessi. Tra questi ultimi, quelli elettrici con potenza impegnata superiore
a 6 kw o a servizio di singole unità immobiliari di
oltre 400 mq, gli elettrici industriali, quelli di riscaldamento dotati di
canne fumarie collettive ramificate per l’evacuazione dei fumi (comuni nei
condomini) e gli impianti del gas inseriti in un'attività soggetta al rilascio
del certificato prevenzione incendi. Il progetto va
depositato presso lo sportello unico per l'edilizia comunale.
In caso di
rifacimento parziale, dichiarazione di conformità e progetto si riferiscono
alla sola parte degli impianti oggetto dell'opera di
rifacimento, ma tengono conto della sicurezza e funzionalità dell'intero
impianto.
Resta
possibile per il committente sostituire la dichiarazione non rilasciata con una
dichiarazione di rispondenza, resa da un professionista
iscritto all'albo professionale per le specifiche competenze (una sorta di
perizia tecnica “a posteriori”). Il tutto purché i lavori risalgano a prima del
27 marzo 2008.
In caso di allacciamento di una nuova fornitura di gas, energia
elettrica o acqua, il nuovo utente deve consegnare entro un mese al distributore
o al venditore copia della dichiarazione di conformità dell'impianto(esclusi i
relativi allegati obbligatori) o copia della dichiarazione di rispondenza, pena
la successiva sospensione della fornitura. Nessun
adempimento, però, quando si passa da un’azienda di distribuzione a un'altra. Qualora sia
previsto il progetto, la dichiarazione di conformità va consegnata anche in
caso di potenziamento dell’impianto (quando per esempio si toccano i 6 kw di potenza impegnata per l’elettricità).
Il nuovo decreto prevedeva
anche che le dichiarazioni di conformità fossero allegate ai rogiti di
compravendita, alle donazioni, e ai contratti di locazione, salvo diversi patti
contrattuali. Tale obbligo è stato cancellato dal Decreto legge 25 giugno 2008,
n. 112. Restano valide le garanzie
previste dal codice civile sui vizi occulti dell’immobile venduto. E resta
anche in vigore l’articolo 9 del Dm Sviluppo che
prevede che nelle nuove costruzioni e nelle ristrutturazioni totali sia
necessaria la dichiarazione di conformità (nonché del certificato di collaudo,
se previsto), per ottenere l’agibilità.
Il decreto-quadro
sulla sicurezza non si occupa (né potrebbe farlo) delle norme tecniche in base
alle quali ciascun tipo di impianto va considerato
sicuro: ne facciamo cenno ell’articolo e nel box in
pagina. Esse, se più stringenti e rigide del decreto-quadro stesso, prevalgono
(come capita per esempio per il Dpr 30 aprile 1999,
n. 162 sulla sicurezza degli ascensori).
DICHIARAZIONE DI
CONFORMITA' DELL'IMPIANTO ALLA REGOLA DELL'ARTE
Il sottoscritto............................................................................................................................
titolare o legale rappresentante dell'impresa
(ragione sociale
...............................................................
operante nel settore ..................................
con sede in via ............................................n……comune ………(prov…………………) tel. ……………………..
.................... ...... ....................
............................ .......................................
part. IVA …………………………………………..
c iscritta nel registro delle imprese (d.P.R. 7/12/1995, n. 581)
della Camera C.I.A.A.
di ………………………………………………………………n. .................... .. .........
c iscritta all'albo Provinciale delle
imprese artigiane (l. 8/8/1985, n.
443) di ....................... ............... n. ...............
esecutrice dell'impianto
(descrizione schematica)
..................................................................................................
.........................................................................................................................................................................................
inteso come: c nuovo impianto c trasformazione c ampliamento c manutenzione
straordinaria
c altro (1) .........................................
....
.......................................................................................................
Nota
- Per gli impianti
a possono specificare il tipo di gas distribuito: canalizzato della 1' -2'- 3' famiglia,:
GPL da recipienti mobili; GPL da serbatoio fisso. Per gli impianti elettrici
specificare la potenza massima impegnabile.
commissionato da:
............................. .... installato nei locali siti nel comune di
…………………………………………
............................... (prov. ................... ) via
......................... ..
................................. n. ................ scala ..........
piano .......... interno ............
di proprietà di (nome, cognome o ragione sociale e indirizzo)
....................................
.................................... ....................................
.................................... .................................... ....................................
in edificio adibito ad uso: c industriale c civile c commercio c altri
usi;
DICHIARA
sotto la propria personale
responsabilità, che l’impianto è stato realizzato in modo conforme alla regola
dell'arte,
secondo quanta previsto dall'art. 6, tenuto
conto delle condizioni di esercizio e degli usi a cui è destinato l'edificio,
avendo in particolare:
c rispettato
il progetto redatto ai sensi dell'art. 5 da
.............................................................................
;
c seguito
la norma tecnica applicabile all'impiego
.................... .. ....................................................................
;
............................. _.
.................................................................................................................
c installato
componenti e materiali adatti al luogo
di installazione (artt. 5 e 6);
c controllato
l'impianto ai fini della sicurezza e della funzionalità con esito positivo,
avendo eseguito le verifiche richieste dalle norme e dalle disposizioni di
legge.
Allegati obbligatori:
c progetto
ai sensi degli articoli 5 e 7:
c relazione
con tipologie dei materiali utilizzati;
c schema di impianto
realizzato;
c riferimento
a dichiarazioni di conformità precedenti o parziali, gia esistenti;
c copia
del certificato di riconoscimento dei requisiti tecnico-professionali.
Allegati facoltativi
.....................................................................
.....................................................................
DECLINA
ogni responsabilità per sinistri a persone o a
cose derivanti da manomissione dell'impianto da parte di terzi ovvero da
carenze di manutenzione o riparazione.
Il responsabile tecnico I Il dichiarante
data ................................... ...
.................................................... ………………………
(timbro e firma) (timbro e firma)
Nel labirinto delle norme
Il mosaico delle
norme di sicurezza sugli impianti è talmente complesso che perfino i tecnici
fanno fatica ad accoppiare le singole tessere. Facciamo qui cenno ad alcune
delle regole più importanti, che riguardano tre impianti chiave, singoli o
condominiali che siano: l’elettrico, quello di riscaldamento e l’ascensore.
Impianto elettrico. La sua sicurezza è
garantita innanzitutto da due dispositivi aggiuntivi, rispetto all’interruttore
magnetotermico che è sempre installato dalla ditta di distribuzione
dell’elettricità: la cosiddetta “messa a terra” e l’interruttore differenziale.
La messa a terra consiste in un filo aggiuntivo (in genere bicolore) che raggiunge
il terreno attraverso picchetti o piastre metalliche che vi sono infissi. E’ nerl terreno infatti che la
corrente tende a scaricarsi con la maggiore rapidità possibile. La messa a
terra è obbligatoria solo negli edifici costruiti o interamente ristrutturati dopo
il 12 marzo 1990. Per gli altri basterebbe l’installazione dell’interruttore
differenziale con sensibilità di almeno30 milliampere.
Quest’ultimo è molto più sensibile di quello magnetotermico alla differenza di
tensione che provoca la scossa. In particolari situazioni, però, non garantisce
una tutela completa. Attenzione: nei condomini in cui lavora un portiere la
messa a terra resta comunque obbligatoria, per le
norme di sicurezza sul lavoro. Vi vanno inoltre autonomamente collegati due
apparecchi, la caldaia centralizzata e l’ascensore.
Il riscaldamento. La sicurezza
riguarda innanzitutto gli apparecchi (caldaie), poi i locali dove sono posti e
infine gli scarichi dei fumi. Gli apparecchi debbono
essere dotati, se recenti e a metano o gpl, di
dispositivi che interrompano l’erogazione del combustibile se la fiamma si
spegne. I locali che ospitano un riscaldamento termoautonomo o una cucina a gas
debbono essere aerati attraverso appositi fori nelle
pareti protetti da griglie, di grandezza proporzionale alla potenza degli
apparecchi ospitati. Si intende evitare la formazione
del letale monossido di carbonio, che deriva dalla combustione dell’ossigeno
presente nella stanza provocata da fiamme aperte. Solo le caldaie che aspirano
direttamente l’aria per la combustione dall’aperto, attraverso condotti,
possono essere ospitate in certi locali (bagni e camere da letto) e non necessitano di aerazione. Anche i locali che accolgono le
caldaie condominiali centralizzate hanno prescrizioni
di sicurezza, che variano a seconda del combustibile utilizzato (metano o
gasolio) e dalla loro disposizione (al piano terra, all’ultimo piano, in un
seminterrato o in un interrato).
Infine i condotti di evacuazione dei fumi: in linea di principio ciascun
apparecchio deve essere collegato a un camino autonomo o a una canna fumaria
collettiva che serva apparecchi dello stesso tipo. Il diametro di canne e
camini varia a seconda del combustibile ed è previsto
lo sbocco oltre il colmo del tetto, con comignoli distanziati tra di loro (gli
sbocchi a parete sono vietati, salvo particolari eccezioni).
Ascensori. Ogni
nuovo impianto deve avere almeno quattro componenti
certificate con un marchio di sicurezza (per esempio l’Imq):
il catenaccio delle porte, il cosiddetto paracadute (il dispositivo che blocca
la cabina), il limitatore di velocità e le molle ammortizzatrici
sul fondo che assorbono cadute della cabina. E’ previsto inoltre il montaggio,
sotto la cabina, di una paratia che sfiori, dalla parte delle porte, le pareti
del vano. Tra le dotazioni degli impianti più nuovi un citofono a due vie
(parla e ascolta) collegato a un centro di intervento
24 ore su 24, un apparecchio per il blocco in caso di sovraccarico, doppie funi
o catene di acciaio, indipendenti, per il sostenimento della cabina. Sul
“libretto ascensore” vanno annotati tutti gli interventi nonché
i controlli periodici (almeno ogni sei mesi, ma in genere più frequenti).
Settore |
Norma |
Chiarimenti |
Acqua |
|
|
Antincendi |
Decreto Interni 16
maggio 1987, n. 246, Dpr 12 gennaio 1998, n. 37 |
Norme di sicurezza
antincendi per gli edifici di civile abitazione |
Antincendi |
Decreto Interni 12
aprile 1996 |
Caldaie a metano |
Antincendi |
Decreto Interni 1
febbraio 1986 |
Autorimesse |
Ascensori |
Dpr 30 aprile 1999, n. 162 |
Tutti ascensori |
Riscaldamento |
Uni Cig 7129 (versione del 2006) |
Impianti a gas per
uso singolo (caldaie, scaldabagni, cucine, scarichi) |
Uni Cig 8041-8042 |
Caldaie
centralizzate a metano |
|
Uni En 10640 |
Canne fumarie
collettive |
|
Legge n. 9/1/1991
n. 10 e Dpr 26 agosto 1993, n. 410* |
Risparmio
energetico |
|
Elettricità |
Norma Cei 64-8 (sesta edizione nel gennaio 2007) |
Norma base sulla
sicurezza |
Trattamento
calcare (addolcitori) |
Norma Uni-Cti 8065 |
Norma base sulle
caratteristiche |
Acqua potabile |
Decreto
legislativo 2 febbraio 2001, n. 31 |
Acque per il
consumo umano |
Scarichi,
fognature |
Decreto
Legislativo 3/4/2006, n. 152 (Dlgs 11/05/99, n. 152) |
Fognature |
Antenne,
apparecchiature radio |
Decreto legislativo 9/5/2001, n. 269 |
|
Antifulmine |
Norma Cei 81-10 (versione del 2006) |
|
Autoclave
(l’impianto che porta in su l’acqua negli edifici multipiano) |
Norma Uni En
1717 |
|
Pannelli solari
termici |
Norme Uni 12975 e 12976 |
|
Pannelli
fotovoltaici |
Norme Cei Ct 82 dall’1
al 22 |
|
Cancelli
automatizzati elettrici |
Uni En 13241-1 |
|
Citofoni e
Videocitofoni |
Norma Cei 64-8 (sesta edizione nel gennaio 2007) |
|
Impianti di allarme e sicurezza |
Norma Cei 79-3 |
|
* Le leggi sul
risparmio energetico dettano, in realtà, numerosissime norme di sicurezza e sui
controlli
Fonte: Ufficio Studi Confappi-Federamministratori
Sicurezza lavoro in condominio
La sicurezza lavoro
copre in condominio sia i suoi dipendenti (in genere, il portiere) che il
personale delle ditte che eseguono appalti, soprattutto edili e impiantistici.
Il 2008 ha portato alcune novità in entrambi i campi, con un certo sgravio di
responsabilità rispetto al passato.
Dipendenti. Il decreto
legislativo n. 81/2008 ha delimitato meglio, rispetto al passato, il campo delle sicurezza lavoro dei portieri. Permangono verso di
loro gli obblighi di “informazione” e “formazione” già previsti.
Informazione. Gli amministratori debbono dare ai dipendenti condominiali una adeguata
informazione su:
a)
i rischi per la sicurezza e la salute connessi alle loro mansioni; b) le misure
e le attività di protezione e prevenzione adottate; c) i rischi specifici cui
e' esposto in relazione attività svolta, la normativa di sicurezza e le disposizioni
condominiali in materia. d) i pericoli connessi all'uso delle
sostanze e dei preparati pericolosi; e) le procedure che riguardano la lotta
antincendio, l'evacuazione e il pronto soccorso. E’ bene che tali informazioni
siano date in un documento scritto.
Formazione. Deve essere data nel
corso del contratto di lavoro, poco dopo l’assunzione, con frequenza gratuita
durante l’orario di lavoro. Va fatta ogni volta che un portiere è assunto,
cambia mansioni o vengono introdotte nuove attrezzature di lavoro, nuove tecnologie, nuove
sostanze e preparati pericolosi (cosa quest’ultima piuttosto rara). Ne sono
esenti i portieri assunti prima del 1994.
Esclusioni. La nuova norma
chiarisce meglio rispetto al passato che non esistono obblighi
previsti per altri lavoratori, come la nomina responsabile servizi prevenzione
e protezione, il documento di valutazione dei rischi, la nomina di medico
competente, le comunicazioni alle A.S.L. Il tutto
purché un contratto collettivo di lavoro non li preveda.
Appalti. Sembra assodato che
il condominio sia parificato al committente privato e
non invece al committente imprenditore o datore di lavoro in un contratto di
appalto.
Dal 3 giugno 2008,
quindi, vigono tutele un po’ meno stringenti per i dipendenti della ditta
appaltante i lavori, grazie all’abrogazione di alcuni
commi del Dlgs 276/2003. I dipendenti possono ancora chiedere in giudizio al
committente (condominio o privato che sia) il versamento di stipendi,
contributi o ritenute fiscali non pagate dal loro datore di lavoro,l’appaltatore. Il loro rimborso può avvenire nei limiti di
quanto ancora il committente deve ancora all’appaltatore (art. 1676 c.c.). E’
stata però cancellato l’obbligo per il committente, prima di saldare il suo
debito con l’appaltatore, di farsi rilasciare documentazione che attesti
l’effettuazione del versamento di quanto dovuto. Ed è
stata tolta la relativa sanzione, da 5.000 a 200.000 euro. Perciò,
se il committente paga quanto dovuto, non ha più problemi da parte dei suoi
dipendenti dell’appaltatore.